Seminario pedagogia genitoriale " Ciò che resta. Riconoscersi nella gratitudine". Con la partecipazione dello scrittore Eraldo Affinati.

Todi, Convento di Montesanto - 4 e 5 Dicembre 2026

Data di pubblicazione:
24 Settembre 2026
Seminario pedagogia genitoriale " Ciò che resta. Riconoscersi nella gratitudine". Con la partecipazione dello scrittore Eraldo Affinati.

Siamo lieti di comunicarle che l'Associazione Mi Fido di Te ETS in collaborazione con i Centri DCA della  Asl1 Umbria  organizza per i giorni 4 e 5 Dicembre 2026

il seminario di pedagogia genitoriale dal titolo "Ciò che resta. Riconoscersi nella gratitudine. 

Il seminario  si terrà  presso il Convento dei Frati Minori di Montesanto di Todi in viale di Montesanto, 18 e si svolgerà  nella giornata di venerdi 4 dalle 9.00 alle 18.00 e in quella di sabato 5 dalle 9.00 alle 13.00;  sarà suddiviso in interventi teorici e lavori di gruppo esperienziali condotti da professioniste della nostra èquipe.
Il seminario vedrà la partecipazione dello scrittore Eraldo Affinati.
 

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CIÒ CHE RESTA – RICONOSCERSI NELLA GRATITUDINE

«C'è una cosa più importante del nostro fiorire ed è il nostro rifiorire.

Che la notizia circoli tra quei feriti che tutti noi siamo;

giunga a quanti hanno tentato e sbagliato;

Riscatti coloro che si sono perduti nei lunghi corridoi dei loro inverni.»

Josè Tolentino Mendonça

Abbiamo deciso di dedicare questo seminario di pedagogia genitoriale al tema della gratitudine. Una parola questa, che insieme al suo contrario, l'ingratitudine, si declina spesso all'interno delle famiglie.

Il primo grande sentimento di gratitudine, di riconoscenza, noi lo sperimentiamo nell'essere figli, esperienza che accomuna tutti gli esseri umani. Possiamo non essere genitori, mariti, mogli, fratelli, sorelle, ma tutti siamo stati portati nel mondo da qualcun altro, a cui dobbiamo la vita.

La gratitudine ha a che fare con un amore gratuito, senza scambio, senza risarcimento. Eppure quante volte la associamo a qualche cosa che ci è dovuto, a qualcosa che pretendiamo.

La gratitudine significa riconoscere che non potremmo mai essere ciò che siamo, senza il contributo degli altri. Non sarei ciò che sono come figlio, senza i miei genitori, ma anche un genitore non sarebbe tale senza la presenza di un figlio. Genitori e figli nascono insieme nella stessa scura notte e devono insieme illuminarla.

È un sentimento capace di trasformare, di curare e di portare nuove energie nella vita delle persone.

Ognuno ha il compito di tenere desta la consapevolezza dei doni, che continuamente ci vengono elargiti e soprattutto cantare la bellezza che ancora esiste su questa terra. È questo sguardo che riconosce, che è riconoscente, di quanto tutto ciò alleggerisca la nostra vita, di quanti aiutanti visibili e invisibili ci vengano in soccorso ogni giorno. Il sentimento di gratitudine è una delle espressioni più evidenti della capacità di amare.

 


 

Eraldo Affinati nasce a Roma nel 1956, dove risiede e svolge attività di critico letterario, saggista, giornalista, scrittore e docente in un istituto superiore. Si laurea in Lettere con una tesi su Silvio D’Arzo. Nel 1992 pubblica il suo primo saggio, Veglia d’armi. L’uomo di Tolstoj e l’anno successivo esordisce in narrativa con il romanzo di impronta autobiografica Soldati del 1956, al quale segue Bandiera bianca (1995), ambientato all’interno di una casa di cura. Il romanzo segna l’affermazione dell’autore come uno dei più interessanti nel panorama italiano contemporaneo. Nel 1996 esce la monografia Patto giurato: la poesia di Milo de Angelis, mentre del 1997 è Campo del sangue (qui presentato), finalista dei premi Strega e Campiello. I temi della lotta col mondo, della violenza, della fuga compaiono anche nella raccolta di racconti Uomini pericolosi (1998, Premio Palmi). Con Il nemico negli occhi (2001), storia di una rivolta urbana nello scenario fantascientifico di una Roma apocalittica, ottiene il Premio Pisa, mentre l’anno successivo il Premio della Resistenza Città di Omegna con Un teologo contro Hitler. Sulle tracce di Dietrich Bohnhoeffer. Nel 2003 cura l’edizione completa delle opere di Mario Rigoni Stern, Storie dell’Altipiano, per «I Meridiani». Nel 2005, con il romanzo Secoli di gioventù vince il Premio Grinzane Cavour. Del 2006 è Compagni Segreti. Storie di viaggi, bombe e scrittori. Nel testo autobiografico La Città dei Ragazzi (2008) e il più recente Elogio del ripetente (2013) concentra le sue conoscenze sui temi dell’immigrazione e della marginalità sociale, acquisite nel corso della sua esperienza di insegnante presso la scuola-comunità Città dei Ragazzi di Roma. Tra le opere successive: L’uomo del futuro. Sulle strade di don Lorenzo Milani (2016, finalista al Premio Strega), Tutti i nomi del mondo (2018), la biografia di don Milani Il sogno di un’altra scuola (2018), i saggi Via dalla pazza scuola. Educare per vivere (2019), I meccanismi dell’odio (con M. Gatto, 2020) e il romanzo Il Vangelo degli angeli (2021). Una raccolta delle opere di Affinati è pubblicata negli Oscar Mondadori. foto di Musacchio&Ianniello. AUTORItratti

Intervista all’autore

 Ricorda qual è stato il primo libro che ha letto?

 Credo fosse Il giro del mondo in ottanta giorni in una riduzione per ragazzi. O potrebbe anche essere stato Robinson Crusoe, se non addirittura Moby Dick, sempre in versione ridotta. La prima vera opera integrale, I quarantanove racconti di Ernest Hemingway, la sottrassi a un parente perché a casa mia non c’erano libri.

Ci sono scrittori con cui sente di essere in debito?

Tutti quelli che ho letto e continuo a leggere, quindi la lista sarebbe infinita. In primis Silvio D’Arzo, su cui mi sono laureato e al quale ho dedicato la Penny Wirton, una scuola di italiano per immigrati.

Ci racconti in breve una sua giornata tipo di quando scrive.

Prima viaggio, poi scrivo. Lavoro soprattutto di pomeriggio a fasi alterne. Ci sono giornate intense, quando posso comporre anche dieci cartelle. E altre in cui mi rilasso andando a correre a piedi oppure in moto.

Cosa le piace del suo lavoro di scrittore e cosa non le piace? 

La solitudine dello scrittore: un tempo mi piaceva perché rispecchiava la mia natura introversa. Oggi mi emoziono quando leggo una frase di Don Lorenzo Milani: “Dicesi maestro chi non ha nessun interesse culturale quando è solo”.

Qual è stata la molla che l’ha spinta a scrivere il suo ultimo libro?

La letteratura che si alimenta soltanto su sé stessa è come una pianta senza acqua, destinata ad atrofizzarsi. Vorrei che anche le nuove generazioni potessero conoscere il priore di Barbiana.

fonte: https://premiostrega.it/PS/autore/eraldo-affinati/

 

Ultimo aggiornamento

Giovedi 24 Settembre 2026