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L’ingresso di Palazzo Orsini, edificio situato lungo corso Cavour
all’altezza di Porta Marzia, si apre sulla piazzetta di Marte. Si tratta di
una costruzione tardo cinquecentesca, le cui fondamenta insistono sulla
prima cinta muraria della città e sui nicchioni romani del sottostante
Mercato Vecchio. Sul sito dell’attuale palazzo esisteva probabilmente
fin dal Quattrocento l’abitazione della nobile famiglia Calembrini, che
nel 1626, a causa di difficoltà economiche, vendette la casa, cinque
magazzini ed altri locali al piano terra al cavalier Neri Laurenti e ai suoi
fratelli. In seguito, il complesso fu trasformato in palazzo nobiliare,
dopodiché, nel 1673, i priori di Todi concessero ad Antonio Laurenti il
sito sopra porta Marzia, allora pericolante a causa di danni alla muratura ed infiltrazioni d’acqua. Egli lo restaurò e vi pose una balaustra ad
ornamento. I motivi del giglio e della stella a otto punte che decorano
la loggia sono stemmi araldici delle famiglie Laurenti e Sardoli, unite
fin dal secolo XVI in seguito alle nozze del giudice Paolo Laurenti con
Francesca Sardoli, discendente di una delle più antiche famiglie di Todi.
Gli stessi emblemi si ripetono anche sui pavimenti interni e nei lacunari
del soffitto, dove compare anche lo stemma della famiglia Errighi, a cui
apparteneva Ursula, andata sposa a Benedetto Laurenti nel 1640. Alla
fine dell’Ottocento, lo stabile passò ai conti Lalli di Ripalata, che realizzarono decorazioni in alcune camere del palazzo, dove fanno la loro
comparsa gli stemmi Lalli e Ricci. All’inizio del Novecento, infine, il
palazzo fu acquistato dalla famiglia Orsini. Nell’edificio è documentata
anche la presenza di affreschi attribuiti al pittore Anton Maria Fabrizi.

La porzione del palazzo appartenente all’E.T.A.B. affaccia sul
Mercato Vecchio e proviene, come appare anche dal Catasto Gregoriano, dalla Confraternita della Concezione, della cui chiesa costituiva
la sagrestia.
Nell’area di porta Marzia, un tempo detta anche della Concezione, si concentravano numerosi edifici appartenenti a confraternite
e associazioni religiose. Nello stabile con portico in fondo a piazza di
Marte, già oratorio della fraternita di San Michele Arcangelo, aveva sede
la confraternita della Misericordia, istituita intorno al 1547 dal vescovo
Giovanni Andrea Cesi al fine di seppellire i morti, convertire i condannati e soccorrere i poveri, gli infermi e i carcerati. Essa aveva il privilegio
di poter liberare ogni anno un detenuto dalle carceri di Todi. Sotto
porta Marzia, invece, c’era la chiesa della SS. Concezione, con l’omonima
confraternita, che faceva risalire le proprie origini alla Confraternita dei
Raccomandati della Beata Vergine,

attestata già nel Duecento. All’interno erano ospitati un monte frumentario ed il Pio Relitto Pensi per i bambini poveri.
P. Stefanucci nella sua Descrittione della città di Todi (1603) parla di
un “oratorio nuovo della fraternita della Concettione”, situato presso il “portone di Marzo”: in precedenza essa aveva sede, infatti, sotto il portone
di porta Fratta. Il sito, sempre secondo lo Stefanucci, era stato occupato
dalle case dei Lambardi di Narni, che furono comprate dalla confraternita “col prezzo dell’oratorio vecchio”.
Situato lungo via Roma, al di sotto di porta Marzia, il palazzo della
Congregazione di Carità ospita attualmente le classi del primo biennio
del Liceo “Jacopone da Todi”, dopo essere stato a lungo sede del Liceo
Scientifico “Donato Bramante”.
Esso fu costruito nel sec. XIX come sede ufficiale della Congregazione

di Carità di Todi sul sito dell’antico Ospedale di Santa Caterina delle
Ruote e dell’omonima chiesa, includendo anche l’antica chiesa della
Concezione, un edificio di grande importanza storica ed architettonica
nato nel primo Trecento. Il luogo era giunto alla Congregazione di Carità
in quanto appartenente all’opera pia Monte dell’Onestà.

L’Ospedale degli Infermi o di Santa Caterina della Ruota fu
fondato a Todi nel 1421 su legato testamentario di Lorenzo di Manne
ed era amministrato da un rettore nominato direttamente dall’Ospedale di Santa Caterina della Scala di Siena, anche se dal Seicento
fu sotto il controllo del Comune.

Lorenzo di Manne lasciò, infatti, parte dei suoi beni alla cappella di
Santa Caterina da lui fondata, dove voleva essere sepolto, per creare
un ospedale per pellegrini poveri, infermi e bisognosi.
Esso aveva lo scopo precipuo di ricoverare i malati poveri che
fossero affetti da malattie curabili e non contagiose, i pellegrini poveri che si ammalassero in città ed i convalescenti. Rimase nella sede originaria presso porta Marzia fino al 1860, quando fu trasferito nell’ex convento dei Servi di Maria presso
Porta Romana. Nel 1864 gli furono uniti gli ospedali dei Santi Giovanni
e Rocco e di Santa Croce e, nel 1870, il Brefotrofio.
Negli anni Cinquanta-Sessanta del secolo scorso il palazzo della Congregazione fu anche sede dell’opera pia “Veralli Cortesi”.
Al suo interno è possibile ammirare numerosi elementi architettonici e decorativi che richiamano i tratti dei palazzi nobiliari cinquecenteschi di Todi: nell’aula magna, un tempo sala delle adunanze del consiglio di amministrazione, il soffitto affrescato reca i simboli della città e della Congregazione di Carità.
All’interno della bottega di restauro al piano terra del palazzo sono
visibili le mura antiche cittadine poste a fondamento dell’edificio.

Ultimo aggiornamento

Giovedi 20 Agosto 2020