Il Patrimonio artistico della Congregazione di Carità di Todi presso il museo Civico di Todi

Data di pubblicazione:
29 Settembre 2026
Il Patrimonio artistico della Congregazione di Carità di Todi presso il museo Civico di Todi

Beni artistici e storici di proprietà della Congregazione di Carità di Todi (e delle confraternite/enti ad essa afferenti), menzionati nei diversi inventari e cataloghi storici della Pinacoteca e del Museo Civico:

 

  • Stendardo processionale della Trinità (poi trasformato in pala d'altare): Originario della chiesa della SS. Trinità, attribuito allo Spagna, raffigurante la Trinità. Modificato nel 1711 con l'aggiunta di una ricca cornice e di elementi decorativi, è stato poi riportato alla sua forma originaria grazie a restauri.   
  • Sacra Famiglia e san Giovannino (o Sacra famiglia del sec. XVII): Tela proveniente dalla chiesa della SS. Trinità, opera di un anonimo romano della prima metà del XVIII secolo (scuola marattiana), raffigurante la Vergine col Bambino, San Giuseppe, San Giovannino e angeli.   
  • I santi Agostino, Monica, Filippo Benizi e Tommaso da Villanova: Dipinto proveniente dalla chiesa della SS. Trinità (in origine collocato sull'altare a cornu epistolae), attribuito a Giacinto Boccanera.   
  • Sei scene rappresentanti le opere della Misericordia: Ciclo pittorico proveniente dall'omonima chiesa in Piazza di Marte. Realizzato da due artisti: iniziato da Bartolomeo Barbiani (Nutrire gli affamati e Dar da bere agli assetati) e completato nel 1625 da Pietro Paolo Sensini (Vestire gli ignudi, Visitare gli infermi, Ospitare i pellegrini e Visitare i carcerati).   
  • Dipinti di Don Domenico Pentini:
  • La decollazione di S. Giovanni Battista (tela ovale).   
  • S. Bernardino (e l'analogo San Sebastiano), provenienti dalla chiesa della Misericordia.   
  • Bassorilievo in marmo di San Giovanni Battista: Proveniente dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie (già segnalato da Guardabassi), collocato originariamente sulla colonna sinistra di Porta Romana.   
  • Statua di San Filippo Benizi: Sempre dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie, posta alla fine del corso prima di Porta Romana.   
  • Crocifisso, Matrimonio mistico e Martirio di santa Caterina d'Alessandria: Opera di Fortunato Oddi (seconda metà del XVI secolo), conservata nei Palazzi Comunali (Sala della Giunta).   
  • Modello ligneo del tempio della Consolazione: Attribuito a Ventura Vitoni (1571), custodito nel Museo della Città.   
  • Ritratto a mezzobusto di Giovanni Antonio Valenti: Scultura in marmo bianco e nero del XVII secolo.   
  • Opere minori e arredi liturgici: Tra cui un frammento di capitello etrusco, un vaso cinerario in terracotta, un piatto di rame argentato con rilievo a pressione, un calice in rame dorato con coppa d'argento e piccoli dischetti niellati (proveniente dal Brefotrofio), nonché una pianeta di velluto verde con stolone centrale ricamato con l'Annunciazione di manifattura fiorentina.   
  • Madonna del Latte con i Santi Giacomo e Cristoforo: Tela del XVI secolo (attribuita a un pittore romagnolo), proveniente dalla chiesa dei SS. Filippo e Giacomo della Congregazione dei Sarti (già Ospedale di San Giacomo).   
  • Tavola della Madonna col Bambino (scuola dello Spagna): Datata 1524, proveniente dalla chiesa della Concezione, originariamente dotata di cornice dorata e legata alle memorie della Confraternita di Santa Maria della Concezione.

 

 

trascrizione del testo e note

Il patrimonio artistico della Congregazione di carità esposto nel museo comunale di Todi

Nicoletta Paolucci

Il 12 giugno 1871 la Giunta Municipale presieduta dal sindaco conte Federico Francisci, festeggiò lo Statuto del Comune inaugurando, nella sala del Palazzo del Capitano, la pinacoteca nella quale era stata ordinata una piccola raccolta di opere d'arte di proprietà del Comune e di cittadini. L'evento viene così rievocato nell'Annuario di Todi del 1925 redatto a cura dell'Associazione commercianti e movimento forestiero. In un clima unitario pervaso dal desiderio di legittimare storicamente i propri ideali anche attraverso le testimonianze artistiche del passato e della tradizione locale, la raccolta, denominata pinacoteca ma comprendente anche monete e altri cimeli, aveva già una storia secolare alle spalle. Non è questa la sede per ricostruire le vicende della sua formazione, argomento esaurientemente affrontato altrove¹; basti qui ricordare che i vari nuclei che compongono l'attuale collezione museale hanno provenienze diverse: oltre all'abbondante materiale archeologico affluito a seguito di ritrovamenti occasionali e scavi sistematici effettuati a Todi e nel territorio circostante², infatti, alcune tele sono giunte successivamente alla requisizione effettuata in Umbria dal governo napoleonico³, altre in conseguenza della soppressione postunitaria delle corporazioni religiose⁴, ancora altri dipinti e suppellettili facevano parte degli antichi arredi delle sale comunali, diversi pezzi sono stati donati da privati, alcuni sono stati acquistati ed, infine, un gruppo assai consistente è composto dagli oggetti artistici di proprietà della Congregazione di Carità.

Una "Nota dei quadri esistenti e depositati nella Pinacoteca del Comune di Todi", foglio a stampa rinvenuto in un carteggio conservato presso l'Archivio Storico Comunale⁵, che pur non recando una data si può far risalire agli anni '70 dell'Ottocento e che può essere considerato il primo "catalogo" dell'appena inaugurata Pinacoteca, contiene l'elenco di sole 44 opere, compresi due reperti archeologici: di queste ben 10 sono indicate come appartenenti alla Congregazione di carità, per quanto la pertinenza sia segnalata genericamente, mancando ulteriori cenni sulla originaria ubicazione. Per avere questo tipo di informazione bisogna ricorrere all'Inventario dei quadri e degli oggetti diversi costituenti il

  • Ringrazio il professore Marco Grondona per avermi cortesemente messo a disposizione le carte dell'archivio familiare.

  1. S. TOPPETTI, Formazione e vicende delle raccolte comunali d'arte: la Pinacoteca e il Museo, in Verso un Museo della Città, Catalogo della Mostra, Todi, Grafit, 1982, pp. 33-37. M. C. MAZZI, Cronaca di una raccolta municipale: Todi e il suo "circondario", in M. C. MAZZI - B. TOSCANO (a cura di), Pinacoteca Comunale di Todi. Dipinti, Città di Castello, Electa Editori Umbri, 1998, pp. 25-76.

  2. M. BERGAMINI, La civica raccolta archeologica di Todi. Formazione e vicende, in V. CASALE, F. COARELLI, B. TOSCANO (a cura di), Scritti di archeologia e storia dell'arte in onore di Carlo Pietrangeli, Studi dell'Accademia Spoletina, Roma, Quasar, 1996, pp. 189-200.

  3. Per una ricostruzione delle vicende legate alle requisizioni ordinate dalle autorità francesi a Todi e nel suo circondario si veda F. MANCINI, Todi e i suoi castelli, Todi, Sigla Tre, 1986, pp. 230-232. La documentazione archivistica relativa è conservata presso la Biblioteca comunale di Todi con la collocazione Archivio, V, nn. 20641, 20659, 20668, 20669, 20673. Sull'argomento si veda anche M. C. MAZZI, cit., pp. 28 ss.

  4. M. GUARDABASSI, Inventario illustrato degli oggetti d'arte appartenenti alle soppresse corporazioni religiose, ora devolute al Municipio di Todi, 1864-1866, in Archivio Storico Comunale di Todi (da ora in poi ASCT), VI, V, 18.

  5. Archivio storico comunale Todi (d'ora in poi ASCT), Amministrativo, b. 1482, fasc. 39 bis. Della nota esistono due copie manoscritte conservate presso l'Archivio Grondona: una, vergata a penna, recante il medesimo titolo di quella a stampa, nella quale sono tuttavia elencati solo 42 pezzi, l'altra, vergata a matita, col titolo "Pinacoteca (poi corretto in) Museo raccolto nel 1871. Copia di un inventario ivi esistente", contenente alcune aggiunte.

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Museo civico di Todi" redatto con precisione e puntualità da Giulio Pensi nel 1921: l'insigne uomo di cultura tuderte, nominato nel 1920 ordinatore e conservatore del Civico Museo, stilò con criteri estremamente attuali un catalogo in cui, oltre alla descrizione, attribuzione e datazione delle opere, ne dava la collocazione nei diversi ambienti e ne indicava lo stato giuridico e la provenienza. Grazie alle sue preziose annotazioni sappiamo dunque che lo stendardo processionale raffigurante la Trinità, attribuito allo Spagna già nella Nota, proviene dalla chiesa omonima, situata nei pressi di Porta Catena, dove del resto è già ricordata in un inventario del 1774 conservato presso il locale Archivio vescovile⁶. L'opera è giunta nella Pinacoteca in condizioni assai diverse da come la si può ammirare al presente: nel momento del suo trasferimento dalla chiesa ai palazzi comunali, infatti, l'originale stendardo appariva trasformato in una pala d'altare⁷ dopo essere stato ritagliato lungo i margini, fu incollato ad una tela più grande ed arricchito di nuovi elementi decorativi, operazione risalente con tutta probabilità al 1711, data iscritta sulla ricca cornice intagliata entro cui la tela venne inserita. Restauri condotti in anni recenti hanno permesso di riportare il gonfalone alla sua primitiva condizione⁸.

Ancora nella chiesa della SS. Trinità erano le due tele indicate nella Nota a stampa come una "Sacra famiglia del secolo XVII" ed un "S. Agostino con altri santi del secolo XVII", segnalate dal Pensi rispettivamente come opera di scuola marattiana del secolo XVII e principio del XVIII raffigurante "La Vergine col Bambino, S. Giuseppe e S. Giovannino ed angeli"⁹, presente attualmente in Pinacoteca con il titolo Sacra Famiglia e san Giovannino e l'attribuzione ad un anonimo romano della prima metà del XVIII secolo¹⁰, e come "S. Antonio e due santi, in basso un vescovo"¹¹, attribuito recentemente da Caterina Bon Valsassina a Giacinto Boccanera ed esposto, coll'esatta attribuzione iconografica, con il titolo I santi Agostino, Monica, Filippo Benizi e Tommaso da Villanova¹². Anche i due dipinti sono menzionati nell'inventario del 1774 che descrive dettagliatamente gli arredi della chiesa e la loro dislocazione: il quadro rappresentante la Madonna e S. Giuseppe era posto sopra l'altare a cornu evangelii, mentre il quadro raffigurante Santa Monica e S. Agostino si

  1. Archivio Diocesano di Todi (da ora ADT), Inventari, n. 14, 1774, c. 501 ss., pubblicato da C. RIDOLFI in Todi. Storia e arte della parrocchia di San Nicolò, Todi, Ediart, 1993, pp. 147-148.

  2. Trasferimento di cui si dà notizia anche in M. GUARDABASSI, Indice-Guida dei monumenti pagani e cristiani riguardanti l'istoria e l'arte esistenti nella provincia dell'Umbria, Perugia 1872.

  3. G. PENSI, Inventario dei quadri e degli oggetti diversi costituenti il Museo civico di Todi, n. 71, nelle sue osservazioni sottolinea: "Questa grande tela apparisce formata con una più antica e più piccola tela, attribuita a G. Spagna, sovrapposta ed adattata alla più grande". A. ZEZZA scheda in M. C. MAZZI, B. TOSCANO (a cura di), Pinacoteca Comunale di Todi. Dipinti, cit., pp. 179-180.

  4. G. PENSI, cit., n. 82.

  5. S. PETRILLO scheda in M. C. MAZZI, B. TOSCANO (a cura di), Pinacoteca Comunale di Todi. Dipinti, cit., pp. 276-278, con bibliografia precedente.

  6. G. PENSI, cit., n. 81.

  7. C. BON VALSASSINA scheda in M. C. MAZZI, B. TOSCANO (a cura di), Pinacoteca Comunale di Todi. Dipinti, cit., pp. 268-271.

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e San Vincenzo Ferrer con gloria di Angeli, evidenziavano lo stretto legame con l'edificio, obbedendo ad un medesimo progetto decorativo che affiancava l'omaggio ai santi fondatori dell'ordine agostiniano (volta e altare laterale di destra), cui l'annesso monastero era dedicato; all'esaltazione della Trinità celeste (altare maggiore) e del suo riflesso in chiave terrena (altare laterale di sinistra).

Al numero 8 della Nota a stampa vengono poi segnalati sei quadri del secolo XVI con le "Opere della Misericordia", che ritroviamo nel manoscritto del Pensi indicati come "Sei scene rappresentanti le opere della Misericordia" provenienti dalla chiesa omonima¹³ che era ubicata in Piazza di Marte, nella quale si ravvisano le sei tele esposte nella sezione dedicata alla Controriforma nel Museo della Città e pertinenti ad un ciclo unitario realizzato tuttavia da due distinti pittori, come appare dai diversi moduli stilistici attribuibili alle differenti capacità espressive degli artefici; la serie fu iniziata da Bartolomeo Barbiani che dipinse Nutrire gli affamati e Dar da bere agli assetati, e proseguita nel 1625 da Pietro Paolo Sensini, che la portò a compimento rappresentando Vestire gli ignudi, Visitare gli infermi, Ospitare i pellegrini e Visitare i carcerati¹⁴.

Nella Nota ottocentesca vengono attribuiti alla Congregazione di carità, oltre ad uno "Studio dal vero di scuola veneziana del secolo XVI" ed un "frammento di Capitello Etrusco" che non è stato possibile individuare con sicurezza, anche alcune opere oggi conservate nei magazzini del Museo che meritano tuttavia di essere ricordate per il pregio ed il valore storico. Si tratta di due tele del dudecte Domenico Pentini aventi come soggetto La decollazione di S. Giovanni Battista e S. Bernardino. Entrambe sono citate nell' "Inventario della compagnia di S. Giovanni decollato detta della Misericordia di Todi"¹⁵, ospitata nella già ricordata chiesa della Misericordia: la prima, di forma ovale, era posta sull'altare maggiore, la seconda sull'altare laterale di destra. Esse compaiono con la medesima attribuzione a "don Domenico Pentini, todino dalla fine del secolo XVIII", nell'inventario di Pensi¹⁶ che aggiunge al novero delle opere dello stesso autore e con la medesima provenienza una terza tela raffigurante San Sebastiano¹⁷, che decorava in pendant l'altare laterale di sinistra della chiesa della Misericordia, la quale, pur comparendo nella Nota a stampa non è in essa annoverata fra quelle pertinenti alla Congregazione. È interessante sottolineare che i soggetti raffigurati dal Pentini dovevano in tutti gli effetti realizzare un programma decorativo unitario, strettamente collegato con le vicende della chiesa e della confraternita omonima; unendosi in un secondo momento con altri due sodalizi intitolati colse attorno ad un oratorio intitolato a San Bernardino, unendosi in un'unica congregazione intitolata al Santo Precursore rispettivamente a San Giovanni decollato e a San Sebastiano e dando vita ad un'unica congregazione intitolata al Santo Precursore¹⁸. L'autore delle tele della Misericordia, vissuto alla metà del Settecento, è menzionato in un manoscritto del XVIII secolo come "discepolo del cavalier Conca, uomo accreditato ed imitatore perfetto del suo maestro, eccellente nel ritrarre secolu come 'discepolo del cavalier Conca, uomo accreditato ed imitatore perfetto del suo maestro, eccellente nel ritrarre seculo come "discepolo del cavalier Conca, uomo accreditato ed imitatore perfetto del suo maestro, eccellente nel ritrarre secolo come "discepolo del cavalier Conca, uomo accreditato ed imitatore perfetto del suo maestro, eccellente nel ritrarre secolo come "discepolo del cavalier Conca... per indisposizione di vista" si ritirò dall'attività e si fece sacerdote". Altre tele del Pentini, che

  1. M. CASTRICHINI, Il patrimonio artistico della Parrocchia di S. Nicolò La Trinità, in Todi. Storia e arte della parrocchia di S. Nicolò, cit., pp. 115-120. B. SANTANTIO, G. VENTURINI, C. BON VALSASSINA, F. MOROSINI, Chiesa della SS. Trinità, in Todi. Interventi per il consolidamento ed il restauro delle strutture di interesse monumentale ed archeologico, Milano, Amailcare Pizzi, 1996, pp. 79-85.

  2. G. PENSI, cit., n. 80.

  3. M. MANIERI ELJA scheda in M. C. MAZZI, B. TOSCANO (a cura di), Pinacoteca Comunale di Todi. Dipinti, cit., pp. 212-215 e 223-224.

  4. ADT, Inventari, n. 14, 1774, c. 666.

  5. G. PENSI, cit., nn. 85 e 83.

  6. Ibidem, cit., n. 84. ADT, Inventari, cit. Per una descrizione dettagliata dei quadri in oggetto si veda L. BENCINI scheda in M. C. MAZZI, B. TOSCANO (a cura di), Pinacoteca Comunale di Todi. Dipinti, cit., pp. 273-275. ASCT, Archivio della Congregazione di carità, Cenni storici sull'origine e fondazione del Pio Istituto della Misericordia, cc. XIX. R. BORGHI, Storia della città di Todi, in ASCT, Am.VI, 1, 10/b, c. 44r.

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pur appartenendo al mondo provinciale sembra essersi formato su modelli compositivi romani con riferimento al filone protoneoclassico di ispirazione reniana, si conservano in diverse chiese della città¹⁹.

Altro pezzo notevole, anch'esso purtroppo sistemato nei depositi, è il bassorilievo in marmo raffigurante San Giovanni Battista, corrispondente al numero 16 della Nota, proveniente dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie, oggi intitolata a San Filippo Benizi, posta alla fine di Corso Matteotti sulla sinistra della Porta Romana, statua che Pensi dice originariamente collocata a destra della parete d'ingresso²⁰. La scultura, già descritta dal Guardabassi²¹ e giunta nella raccolta pubblica in data anteriore al 1913, è stata la protagonista di una complessa vicenda strettamente correlata con quella dell'edificio in cui fu collocata e della quale ci parlano i documenti conservati nell'Archivio della Congregazione di carità riguardanti la costruzione della chiesa di Santa Maria delle Grazie²²: edificata alla metà del Quattrocento come sede della Confraternita omonima, detta anche di San Giovanni e Rocco, per ospitare un affresco ritenuto miracoloso, aveva originariamente una forma ottagonale e venne ampliata e modificata a partire dal 1509 per opera del beato Filippo Benizi cambiandole il titolo²³. Per la chiesa primitiva i confratelli fecero eseguire vari lavori ed inviarono nel maggio del 1504 "el prudentissimo homo Valerio de Gasparre d'Antreelle da Tode a Fulingni" per acquistarono lo escellentissimo homo messer Luca, già castellano de la rocha de Ascisci ...una certa immagine de san Giovanni di marmo che lui ha...". Nello stesso anno, nel mese di giugno Luca Gacet, che si firma protonotario apostolico, rilasciava in Foligno una quietanza per la somma di venti ducati d'oro ricevuti "in nome della Compagnia de Santa Maria delle Grazie da Todi" per "una figura de S. Johanni Baptista de marmo entallato". A riprova dell'originaria appartenenza dell'altorilievo al citato personaggio corre alla base di esso un'iscrizione ove si legge "LUCAS GACET, ISPANUS, PATRIA VALENTINUS".

Come ultima tela proveniente dalla Congregazione di carità la Nota a stampa segnala quindi al n. 24 un "San Girolamo di scuola bolognese del XVI secolo", citato nell'inventario Pensi come proveniente dall'Ospedale civile²⁴, anch'esso attualmente conservato nei magazzini, sulla cui cornice compare uno stemma con una sbarra caricata di tre stelle ed un aquila nera in capo con la data 1708, verosimilmente quella della sua realizzazione²⁵.

Si può affermare che la maggior parte dei pezzi sin qui descritti sono entrati a far parte della collezione comunale intorno al 1860²⁶, pur mancando sinora una documentazione in grado di supportare con sufficiente attendibilità tale ipotesi.

Nel 1898 il conte Girolamo Dominici, Ispettore agli Scavi e Monumenti nel Mandamento di Todi, firma un "Inventario degli oggetti esistenti nella Pinacoteca Comunale di spettanza della Congregazione di carità di Todi"²⁷ nel quale, oltre ad un frammento di capitello etrusco, un grande vaso cinerario in terracotta ed un piatto di rame argentato con rilievo a pressione ed oltre al S. Giovanni Battista in marmo, vengono descritte dodici tele, quattro in più rispetto alla Nota precedente: di esse, una è il già citato "San Sebastiano" del Pentini, mentre le altre, una "Santa Scolastica", un "ritratto del Pontefice S. Pio V", ed un altro "S. Sebastiano" sono di difficile individuazione nell'odierno catalogo dei dipinti della Pinacoteca.

Il 20 gennaio del 1908, su proposta dell'Ispettore ai Monumenti prof. Getulio Ceci e con l'accordo del sindaco Pietro Paparini, il Regio Commissario per la temporanea gestione della Congregazione di carità stabilisce di "affidare al Municipio, perché siano esposti nel Museo Municipale gli oggetti artistici di proprietà di detta Congregazione", con la motivazione che l'ente non aveva a disposizione locali adatti "per deporvi gli oggetti artistici" posseduti "in modo che questi non solo non possono essere facilmente visitati dal pubblico, ma non sono nemmeno sufficientemente

  1. Quattordici quadri della Via Crucis dipinti nel 1756 per S. Fortunato furono poi donati alla chiesa del Crocifisso; un olio su tela coi Dolenti proveniente dalla chiesa di S. Silvestro si trova oggi presso la chiesa di S. Prassede; un'opera col medesimo soggetto è nella stanza annessa alla sacrestia di S. Fortunato. M. CASTRICHINI, Santa Prassede. Catalogo delle opere d'arte, in Todi. I 'rioni' S. Prassede e S. Silvestro. Catalogo delle opere d'arte, Todi, Ediart, 1999, pp. 168-169, con bibliografia precedente.

  2. G. PENSI, cit., n. 63.

  3. Biblioteca Augusta di Perugia, Fondo Guardabassi, ms. 2269, c. 8.

  4. ASCT, Archivio della Congregazione di carità, Carte e documenti riguardanti la costruzione della chiesa di S. Maria delle Grazie, doc. n. 6 e n. 8. Tali documenti sono stati pubblicati da G. PENSI, La chiesa di S. Maria delle Grazie in Todi. Documenti dei secoli XV e XVI, in "Bollettino della Regia Deputazione di Storia Patria", XIX, parte I, 1913, pp. 167-182.

  5. M. FAGIOLI - G. COMEZ, La chiesa di S. Filippo Benizi in Todi già di S. Maria delle Grazie, Todi, Tipografia Artigiana Tuderte, 1991. G. PENSI, La chiesa di S. Maria delle Grazie in Todi, Documenti dei secoli XV e XVI, cit., pp. 167-182.

  6. G. PENSI, Inventario delle opere..., cit., n. 77.

  7. L. BENCINI scheda in M. C. MAZZI, B. TOSCANO (a cura di), Pinacoteca Comunale di Todi. Dipinti, cit., p. 266.

  8. S. TOPPETTI, cit., p. 34.

  9. Anche di questo si conserva una copia manoscritta presso l'Archivio Grondona.

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garantiti e "considerato che la loro immissione nel museo municipale offre il modo di farli apprezzare dal pubblico intelligente", ed nello stesso tempo è sicura garanzia della conservazione e dell'incolumità degli oggetti stessi. La Congregazione non intendeva affatto rinunciare ai suoi diritti di proprietà sulle opere consegnate e per tale motivo predisponeva la redazione di un apposito verbale contenente la descrizione di tutti gli oggetti che venivano trasferiti. La proposta del Ceci faceva seguito ai lusinghieri risultati ottenuti dalla città di Todi alla Esposizione di Arte Antica Umbra svoltasi presso il Palazzo dei Priori di Perugia dall'aprile al novembre del 1907 ed alla quale il Comune tuderte aveva partecipato inviando ben 35 casse di opere d'arte provenienti non solo dalla raccolta municipale, ma anche, appunto, dalla Congregazione di carità oltre che da enti ecclesiastici, dai comuni circostanti e dalle famiglie di ricchi collezionisti locali. Non è stato possibile rintracciare il verbale di consegna cui si fa riferimento nella deliberazione citata, in quanto il fascicolo relativo al detto carteggio conservato presso l'Archivio di Stato di Perugia è risultato vuoto²⁸.

Proprio in questi anni inoltre i Palazzi Comunali, ed in particolare il Palazzo del Capitano ove era situata la sala utilizzata come Museo Pinacoteca sin dalla sua inaugurazione, subirono un massiccio intervento di restauro²⁹ tanto che lo stesso Museo venne chiuso, le opere di proprietà privata che vi erano depositate vennero ritirate, alcuni oggetti rimasero nella sede comunale ed altri trovarono ricovero nel palazzo della Congregazione di carità sito in via Roma, nell'attuale sede del Liceo Scientifico. Un ulteriore inventario manoscritto estratto dalle note redatte nel 1908 dell'Ufficio Regionale dei Monumenti di Perugia inviato al Ministero contiene, tra l'altro, l'elenco degli "oggetti che si trovano presso il Palazzo della Congregazione in attesa di collocamento presso il Museo Pinacoteca", evidentemente stilato nel momento in cui, causa i predetti lavori di ripristino, alcune opere vennero prese in custodia dalla Congregazione di carità, e tra le quali vi sono probabilmente comprese anche quelle che a sua volta, appena qualche tempo prima, la Congregazione aveva deciso di dare in deposito al Museo³⁰.

Rispetto agli elenchi visti in precedenza, vi compaiono almeno altre sei opere che si dichiarano pertinenti alla Congregazione: la prima è una tela ad olio raffigurante "Maria seduta col Divin figlio attorniato da angeli, in basso S. Rocco e San Sebastiano, dietro ad essi una veduta di paese", attribuito a Fortunato Oddi di Todi "pittore della seconda metà del secolo XVI" che si dice fino al marzo del 1908 collocata sull'altare maggiore della chiesa dei SS. Filippo e Giacomo della Congregazione dei Sarti³¹ cellulosic. Di essa il Pensi corregge l'iconografia, individuando nelle due figure di santi Cristoforo e Giacomo, non riconoscendone l'attribuzione all'Oddi e considerandola di altra mano "molto più abile"³². La tela, la cui originaria pertinenza alla confraternita dell'ars sarcinatorum è confermata da un "inventario delle robbe della chiesa di San Giacomo" del 1648 dove è segnalato come "quatro dove sta depinto santo iaco e santo christofano con la sua cona"³³, e da ulteriori inventari settecenteschi³⁴, è identificabile con il quadro raffigurante la Madonna del Latte con i Santi Giacomo e Cristoforo, attribuito ad un pittore romagnolo del XVI secolo ed esposto nella sezione della Pinacoteca dedicata alla pittura del Cinquecento³⁵. La presenza dei due santi ai piedi della Vergine può essere messa in relazione con le origini dell'edificio sacro per il quale la tela fu realizzata dal momento che esso era annesso ad un Ospedale fondato nel 1308 nel rione di

  1. ASCT, Archivio della Congregazione di carità, Atti del Commissario Regio della Congregazione di carità, XXXVIII, 1908, delibera n. 21/8. Si veda a tale proposito M. C. MAZZI, cit., pp. 56 ss.

  2. Archivio di Stato di Perugia, Prefettura, 1 serie (1908), b. 43, fasc. 24, nn. 555-559.

  3. S. CIRANNA, I palazzi del Podestà e del Capitano del Popolo ed il Museo-Pinacoteca di Todi. Cinquant'anni (1871-1921) di restauri e sistemazioni dei locali espositivi, in M. C. MAZZI, B. TOSCANO (a cura di), Pinacoteca Comunale di Todi. Dipinti, cit., pp. 83-113.

  4. Archivio Grondona Todi, ms. n. 13.

  5. G. PENSI, cit., n. 70.

  6. ASCT, Archivio della Congregazione di carità, Inventario delle robbe dell'hospedale de S. Giacomo de' Sarti, 1615-1660, c. 38r.

  7. ADT, Inventari dell'Ospedale di San Giacomo, m.s. n. 12, 1728, c. 406 v.; Inventari n. 14, 1774, c. 707r.

  8. G. MANIERI ELJA scheda in M. C. MAZZI, B. TOSCANO (a cura di), Pinacoteca Comunale di Todi. Dipinti, cit., pp. 181-183, con bibliografia precedente. M. CASTRICHINI, San Giacomo dei Sarti. Arte, in Todi. I 'rioni' S. Prassede e S. Silvestro. Catalogo delle opere d'arte, cit., pp. 370-371.

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San Silvestro e nella parrocchia di S. Ilario, poi divenuta di S. Prassede, nato con lo scopo di soccorrere i sarti poveri della città e di dotarne le figlie particolarmente bisognose, ma anche di ospitare i pellegrini che si recavano a San Giacomo di Compostella³⁶. Una volta andata distrutta la chiesa a seguito di movimenti franosi che interessarono la zona della Piana tra XVIII e XIX secolo, la confraternita dei sarti si trasferì presso la chiesa parrocchiale di SS. Filippo e Giacomo sita nell'omonima piazzetta nei pressi di porta Marzia, ed è qui che il Guardabassi segnala la presenza del dipinto³⁷.

Ancora dalla primitiva chiesa dei Sarti proviene una "pianeta di velluto verde pressato a disegno geometrico" nel cui stolone centrale "di seta gialla e rossa si ripete la figura dell'Annunciazione" che Pensi³⁸ attribuisce a due epoche distinte: il velluto al secolo XVI e lo stolone in seta al secolo XVII. La pianeta, esposta nella sezione Tessuti Antichi, è stata studiata da Lucia Portoghesi che ne ascrive la realizzazione a manifattura fiorentina, datandola alla seconda metà³⁹ e ponendo particolarmente l'attenzione sulle preziose colonne figurate centrali in broccatello di seta e canapa applicate sia sul davanti che sul retro, in cui il tema svolto, desunto dalle xilografie contemporanee molto spesso utilizzate direttamente come cartoni di tessuti, costituisce uno splendido esempio di stoffa istoriata che trova la sua ragion d'essere soprattutto sul piano disegnativo ed estetico. Vi è poi un calice in rame dorato "con coppa d'argento e nell'uovo sei dischetti niellati dalla chiesa del Brefotrofio"⁴⁰, identificabile con quello attualmente esposto nella sezione del Museo della Città dedicata alla Controriforma, che presenta una base circolare polilobata incisa con motivi decorativi e fusto esagonale con nodo centrale decorato a fogliami in cui sono inseriti sei piccoli tondi in argento incisi raffiguranti la Madonna col Bambino, i simboli della Passione, la Resurrezione, San Paolo e San Francesco ed il simbolo Eucaristico, opera probabilmente realizzata in fasi diverse dal momento che il fusto ed il nodo sono ascrivibili al XVI secolo mentre la base e la coppa sono databili al XVIII secolo⁴¹.

L'elenco contenuto nell'Estratto prosegue con la citazione di una "tavola ad olio rappresentante la Madonna in seggio con Gesù, dietro veggonsi alcune linee di paese, copia di scuola perugina, con la data 1524" proveniente dalla chiesa della Concezione un tempo situata sul lato sinistro di porta Marzia ed oggi non più esistente. La medesima tavola ritorna nell'inventario di Pensi con l'attribuzione alla "Scuola dello Spagna" e con l'annotazione, aggiunta posteriormente, che l'opera, in origine dotata di una cornice dorata, fu restaurata nel 1922 dal professor Colarieti Tosti⁴², che era presente a Todi in quegli anni per alcuni interventi sugli affreschi nella Sala del Capitano. La Madonna col Bambino, la cui ubicazione primitiva appare confermata dalla segnalazione del Guardabassi che la vede sull'altare maggiore della chiesa della Confraternita di Santa Maria della Concezione⁴³, si trova oggi esposta nella sezione della Pinacoteca dedicata ai seguaci del Perugino con l'attribuzione a Sebastiano Bencivenni da Mercatello, malgrado vi siano numerose incertezze sul suo esecutore: se da un lato infatti esiste un documento archivistico contenente le memorie della Confraternita della Concezione, in cui è ricordato che il 10 maggio del 1524 la Compagnia decide di

  1. Per le vicende della chiesa si veda C. RIDOLFI, San Giacomo dei Sarti. Storia, in Todi. I rioni S. Prassede e S. Silvestro. Catalogo delle opere d'arte, cit., pp. 363-365.

  2. M. GUARDABASSI, cit., p. 322.

  3. G. PENSI, cit., n. 68/2.

  4. L. PORTOGHESI, Il materiale tessile del Museo Comunale di Todi, in Verso un Museo della Città, cit., pp. 261-263. Cfr G. PENSI, cit., n. 43/19. La descrizione e i riferimenti cronologici sono tratti dalla relativa scheda OA compilata per il Ministero dei Beni Culturali e Ambientali.

  5. G. PENSI, cit., n. 2.

  6. Ibidem.

  7. G. PENSI, cit., n. 18.

  8. M. GUARDABASSI, cit., p. 329.

Ultimo aggiornamento

Martedi 29 Settembre 2026